un blog sul mondo dei giochi di ruolo, con le sfumature euforiche e disinibite tipiche dell'alcol.

Guidato dall’ispirazione poetica di un amico, mi sono soffermato a pensare sugli eroi che si trovano ad affrontare grandi sfide, e su come questi incontri generino una narrazione tanto coinvolgente quanto più sembra che i problemi siano destinati a sovrastarli. 

A prima vista, nel mito di Davide contro Golia, sembrerebbe non esserci molta verosimiglianza. Nel mondo reale, diremmo che è piuttosto improbabile che un giovane pastore senza risorse possa battere un temibile gigante, noto per la sua statura e la sua forza sovrumane. 

Ecco ciò che accade spesso in un particolare mondo di gioco di ruolo canonico, talvolta denominato dagli eruditi del settore come ‘gioco di ruolo tradizionale’, in cui un gruppo di eroi (Davide) finisce per sconfiggere un’infinita orda di nemici (Golia), sebbene quest’ultima sembri invincibile sulla carta, ma che alla fine viene quasi sempre sconfitta. 

Questa situazione si ripresenta in molti tavoli di gioco di ruolo, ma per fortuna ci sono anche coloro che accettano di esplorare gli aspetti della sconfitta e della perdita come parte fondamentale dell’esperienza, poiché non esiste un unico approccio al gioco. 

Ovviamente, Davide vince non grazie alla sua forza fisica o alle sue armi, ma alla sua abilità, alla sua astuzia e alla sua fiducia nel dio. Questo mito infatti vuole sottolineare il potere della determinazione e della fede, mostrando che anche il più grande dei nemici può essere sconfitto quando si ha la giusta motivazione. 

Nel gioco di ruolo tradizionale, le sfide sono spesso concepite per essere vinte dagli eroi, poiché il divertimento è considerato più importante della sfida stessa. 

A volte sembra che ciò che conta di più non sia il divertimento e l’esperienza condivisa intorno al tavolo, esplorando insieme gli aspetti della dimensione illusoria del gioco, ma piuttosto il ricevere una ricompensa per degli atti meccanici che seguano uno schema predefinito. Di conseguenza, il giocatore si diverte a comporre un puzzle, ma non necessariamente a immergersi completamente nell’esperienza. 

Questa sembra essere una metafora della vita reale in cui le esperienze umane possono apparire riflesse, rappresentate o imitate attraverso varie forme presenti nei Giochi di Ruolo. Queste possono agire come specchi che riflettono o rappresentano le emozioni, le sfide, i trionfi e le sconfitte che caratterizzano la condizione umana. In altre parole, le storie nate al tavolo possono offrire una rappresentazione fedele della realtà e possono fornire ai partecipanti un’opportunità di riflettere sulle proprie esperienze. 

Inoltre, i giochi di ruolo tradizionali tendono ad utilizzare i dadi per risolvere le azioni e si concentrano sull’avanzamento dei personaggi attraverso l’accumulo di esperienza e l’acquisizione di abilità o oggetti. Si coinvolgono i giocatori tramite combattimenti, esplorazione e interazioni con personaggi non giocanti.  Le regole ben definite e strutturate, almeno per la parte meccanica, e normalmente con un’ambientazione predefinita e una trama scritta o predeterminata dal Master

Il Master da l’illusione di poter esercitare la completa libertà durante il gioco, ponendo come leva dell’intrattenimento antagonisti delle più diverse specie e soverchianti forze nemiche. 

Ma cosa c’è di più soverchiante e potente della morte? A parte una bottiglia vuota… 

Così, mentre conversavo con l’amico Ermete, sorseggiando innumerevoli bicchierini di Diplomatico, ci siamo spostati dai giochi di ruolo a questa breve poesia di Quasimodo da cui è nata la vera inspirazione per questo post. 

Ed ecco, la primavera fa il suo ingresso, seguendo fedelmente le convenzioni narrative ed introducendo un cambiamento nella scena.  

La scena dell’inverno non entra nella poesia eppure è già li, un indiretto riferimento abilmente orchestrato con solo due parole, ed è proprio questa scena ad essere rovesciata allo schiudersi della gemma sul tronco, apparentemente già morto. 

Questa gemma, che spacca la corteccia apparente nemica di questo viaggio, è il simbolo della vita che si appresta a sconfiggere la morte, da cui però sembra dipendere e trarre nutrimento. 

Spunta la gemma di un verde brillante, tenerissimo, ancora più splendente dell’erba, che ha ripreso a crescere nei prati prima desolati ed aridi.  

La primavera come il compiersi di un miracolo, irrompe come felicità improvvisa: è ciò che ridona vita a un paesaggio fermo, congelato nel lungo inverno, che pareva destinato a una perenne immobilità. 

È la vita che rinasce dopo il lungo letargo invernale e il cuore del poeta non prova più ansia, sente che può finalmente riposare. Tutto diventa parte della natura, perfino il poeta, che si sveglia e rinasce in tutto il suo splendore per sentirsi quindi vivo e vitale. 

Questa immagine, così autentica e poetica allo stesso tempo, è una fonte potente di ispirazione perché mette l’accento su qualcosa di apparentemente insignificante ma in realtà di fondamentale importanza. 

Avvicinarsi a qualcosa così da vicino, ti permettere di accorgerti di dettagli e significati che prima non coglievi, che sarebbero passati ancora una volta inosservati.  

Come può una cosa così piccola racchiudere un tema così forte?  

Quei colori, il verde dell’erba, quelle immagini, l’acqua di nube, non descrivono solo l’abilità di rappresentare la realtà con poche parole ma anche la capacità di nascondervi potenti significati. Il tema della nascita e della rinascita.  

Questo tronco che pareva morto, che pareva brullo ed isolato, che pareva finito, rinasce nell’arco di una notte. 

Il mio amico ricorda che in un campo, vicino alla casa in cui abita, era stato fatto uno steccato con dei pali di salice. Uno di questi pali, aveva una gemma che poi è vissuta e si è ripartita, ritrasformando quello che era un palo nuovamente in un albero.  

E questa cosa ha del miracoloso, del sorprendente, un’immagine che provoca sentimenti di meraviglia, di stupore. 

Così si descrive un ciclo perfetto. 

Mentre la vita irrompe, la scorza la blocca all’interno, ma nello stesso tempo la protegge, la preserva.  

Anche noi dobbiamo spaccare la scorza, fare uno sforzo, superare i limiti, uscire da noi stessi, evadere le protezioni. I posti confortevoli sono utili se ci preparano al cambiamento, ma se non ci permettono di passare al prossimo ciclo, possono rivelarsi delle comode prigioni. 

È un tema, quello della trasformazione, molto caro a coloro che desiderano affrontare e superare i propri limiti. Trovano nelle contrapposizioni tra l’acqua e il verde un ritmo, un flusso, che riflette il passare del tempo. Anche noi, giocatori, possiamo esplorare varie modalità di gioco, diverse regole e interagire con differenti persone all’interno di questo vasto mondo ludico. 

Ovviamente Quasimodo elabora una poesia di stati d’animo, di ripiegamento interiore espresso in un tono raccolto e sommesso, con un linguaggio raffinato ed evocativo che sfuma ogni riferimento diretto all’esperienza in un gioco di allusioni. 

Ma succede lo stesso ai nostri piccoli gruppi di personaggi, mentre li portiamo ad opporsi a potenti antagonisti fino a prevalere, allo stesso modo di Davide e della gemma. 

Anche i nostri personaggi, e noi con loro, intraprendono un ciclico percorso tra la vita e la morte, esponendosi ad una trasformazione della realtà, che inesorabilmente produrrà in loro dei mutamenti. 

Così come gli eroi classici o mitologici affrontano simbolicamente il loro viaggio interiore.

Sono un eroe perché lotto tutte le ore
Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari
Dalle mani dei sicari, dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere
Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere
Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere

“Eroe (Storia Di Luigi Delle Bicocche)” è un singolo del rapper italiano Caparezza, pubblicato il 28 marzo 2008 come primo estratto dall’album “Le dimensioni del mio caos”.

Riferimenti:

“Specchio” è una poesia di Salvatore Quasimodo contenuta nella prima raccolta del poeta intitolata “Acque e terre” (1930).

“Davide contro Golia” è un video originale del Master Kae dall’omonimo canale Youtube.

One response to “Davide contro Golia”

  1. […] si capisce che la musica parla del viaggio interiore, tutta la musica diventa uno specchio. Diventa più rilevante al nostro processo, quando si impara ad ascoltare, la musica diventa un […]

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