Una mappa non è soltanto uno strumento per viaggiare, è anche il senso di possesso di un territorio.
Una volta il signore delle terre portava il figlio su di un alto promontorio, gli mostrava i propri possedimenti e gli diceva « guarda figlio mio, un giorno tutto questo sarà tuo.»
Poi tornavano insieme nello studio della loro dimora, dove il padre gli mostrava nuovamente quelle stesse proprietà rappresentate su mappe di pergamena. Lo stupore era totale: vasti territori che si perdevano all’orizzonte erano raccolti e minuziosamente miniati solo per i loro occhi. Era chiaro che quelle linee abilmente tracciate con l’inchiostro, anche se spesso imprecise e approssimative, erano rappresentazioni di un sapere tramandato, parte integrante del modo di esercitare il loro potere.
Nell’uso comune, “mappa” è generalmente usato per descrivere rappresentazioni ampie e dettagliate, mentre “cartina” si riferisce spesso a rappresentazioni semplici e specifiche. Ma abbiamo comunque una varietà di gergalità: la mappe del tesoro, la cartina turistica, la mappa politica. Come sempre l’unione di parole diverse permettono al nostro lessico di proiettarci dentro specifici significati.
Sulle cartine si mettono i puntini, gli spilli per segnare i posti che abbiamo visto, che in qualche modo sentiamo ci appartengono.
Viaggiare, esplorare, non è soltanto muoversi in uno spazio, in un territorio, non è soltanto un arrivare da punto all’altro, ma è anche sentire, percepire le energie, percepire i luoghi, incontrare e familiarizzare con essi.
Molte persone non hanno necessariamente bisogno di una mappa per viaggiare da un luogo all’altro. Non hanno bisogno di seguire una strada precisa, né quella più breve né quella meno costosa. Le persone più attente desiderano incontrare lungo il percorso oggetti, luoghi, ricordi, persone ed energie a loro affini. Alcuni vogliono anche evocare ricordi e vivere l’esperienza legata al transitare in quel preciso momento in quel luogo specifico, dove magari li attende un remoto legame.
Andare senza fretta è anche un modo per reagire a una società frenetica, sfuggendo all’idea che ogni spostamento debba essere risolto nel minor tempo e con il minor percorso possibile, evitando contrattempi. Le persone vogliono sapere se ci sarà traffico, perché la loro preoccupazione non è godersi l’occasione che il viaggio rappresenta, ma piuttosto dover rendere conto in tempo reale a qualcun altro, a un ipotetico sorvegliante che ci controlla. Con banale ironia, ci siamo creati da soli le nostre catene.
Allo stesso modo, quando viaggiamo in un gioco di ruolo, invece di ridurre l’evento ad un mero momento “meccanico” in cui si derime il futuro magari tirando un dando, potremmo cogliere l’occasione e trasformarlo in qualcosa di più liberandoci di modalità automatiche.
Questa musica dice proprio questo, parla del senso di libertà, parla del senso di possesso del territorio, parla del senso di mancanza di legami, un musica zingara.
With a rebel mind and a gypsy heart
No place could ever be home
Drawn like a wolf to the moon, it calls to my soul
Ain’t got no woman – they just tie me down
Freedom is my only friend
I get a feeling destiny lies ‘round the bend
One for the road
Slave to the highway
King of the road
Chasing the sun as it sets in the sky
Swear that I’ll catch it someday
Lights of the city behind are fading away
Makin’ my way through the names on the map
No point in feeling alone
As long as I ride the open road
I’ll always have a home
One for the road
Slave to the highway
King of the road
My future is calling, a cry in the wind
Leading me out of my past
Got no destination but know that I’m getting there fast
Crossed many miles, got so many to go
Each one calling my name
Won’t settle down, and you know I’ll never be tamed
One for the road
Slave to the highway
Riferimenti:
I Goonies (The Goonies) è un film d’avventura del 1985 di Richard Donner. Sceneggiatura di Chris Columbus ricavata dal soggetto di Steven Spielberg produttore del film.

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