un blog sul mondo dei giochi di ruolo, con le sfumature euforiche e disinibite tipiche dell'alcol.

C’è una strana paranoia che serpeggia tra i tavoli da gioco, specialmente quando il livello di alcol nel sangue è ancora troppo basso per favorire la lucidità: l’idea che chi sta dietro lo schermo sia lì per fregarvi.

E intendiamoci, avete le vostre ragioni: siamo tutti sopravvissuti a Master sadici che godevano nel vederci morire (di sete).

Molti giocatori trattano il Master come un banco del casinò truccato. Nascondono le carte, bisbigliano piani segreti e si guardano alle spalle per paura che l’onnipotente narratore possa usare quelle informazioni per schiacciarli. Niente di più sbagliato. Se giocate così, state sbagliando tavolo (e probabilmente state bevendo il drink di un altro).

Dopo anni di onorato servizio, vi svelo una verità scomoda: il Master è dalla vostra parte.

Mettiamo le cose in chiaro: noi vogliamo che il gruppo vinca. Davvero. Ma vogliamo che vinca contro probabilità assurde, quasi impossibili. Più i mostri sono bastardi, più la trappola è letale, più vi sentirete degli eroi quando ne uscirete vivi, magari zoppicando e implorando per una pozione. Non mettiamo in campo l’apocalisse perché vi odiamo, ma perché crediamo in voi. Crediamo che siate abbastanza pazzi da sopravvivere.

Ecco il segreto che può cambiarvi la vita (o almeno la campagna): spiegate quel maledetto piano al Master.

Smettetela di fare i carbonari. Se il Master non sa cosa volete fare, non può aiutarvi a renderlo possibile. Se il barbaro vuole dondolarsi da una stalagmite per calciare in faccia il drago mentre soffia fumi ardenti, chi narra deve saperlo.. Il suo lavoro è assicurarsi che la scena abbia senso, non distruggerla a priori. Se sa dove volete arrivare, può stendervi il tappeto rosso (o almeno assicurarsi che il lampadario regga il vostro peso).

C’è poi una questione di onestà intellettuale, spesso dimenticata tra una birra e l’altra. Il Master serve a colmare il divario tra la vostra intelligenza (spesso annebbiata dalla stanchezza o dal vino) e l’intelligenza eroica dei vostri personaggi. Voi magari siete dei programmatori inebetiti e distrutti al venerdì sera dopo 60 ore di lavoro, mentre il vostro Mago ha Intelligenza 20 e sta un fiore perché ha appena dormito otto ore di fila mentre voi ne avete dormite 4 tra un cambio di pannolini e l’altro. Il Mago sa che toccare quella runa è un suicidio, anche se voi ve lo siete scordato. Se spiegate il piano, il Master può dirvi: “Guarda, il tuo personaggio sa che questa cosa non funzionerà mai”. Non è barare. È competenza.

Quindi smettete di vedere chi dirige il gioco come l’avversario in una guerra di trincea. Il Master non è il nemico da battere. È il vostro complice. È quello che vi regge la scala mentre cercate di rubare la luna. Ma se non gli dite che volete rubare la luna, penserà che stiate solo pulendo i vetri. E magari, per rendere la cosa interessante, vi farà scivolare.

Sedetevi, versategli da bere e raccontategli come avete intenzione di sfidare l’impossibile. Perché l’unica vittoria che conta non è sconfiggere il Master, ma brindare insieme sulle macerie della storia che avete costruito.

I’m just a soul whose intentions are good
Oh Lord, please don’t let me be misunderstood

“Don’t Let Me Be Misunderstood” è un brano musicale scritto da Bennie Benjamin, Gloria Caldwell e Sol Marcus per la cantante e pianista Nina Simone, che la registrò per la prima volta nel 1964.

Riferimenti:

“Saturno che divora i suoi figli” (Saturno devorando a su hijo) è un dipinto a olio su intonaco trasportato su tela (143,5×81,4 cm) del pittore spagnolo Francisco Goya, realizzato nel 1820-1823 e conservato al Museo del Prado di Madrid.

Rispondi

Scopri di più da Dadi in Bottiglia

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere