un blog sul mondo dei giochi di ruolo, con le sfumature euforiche e disinibite tipiche dell'alcol.

La natura odia le linee rette. Se guardate una foresta, un fiume o una nuvola, non troverete mai una geometria perfetta. È tutto un caos meraviglioso, sfumato, dove una cosa scivola nell’altra. Noi esseri umani, invece, cerchiamo l’ordine. Amiamo le scatole. Amiamo le etichette. Ci rassicura pensare che l’universo sia un archivio dove ogni cosa ha il suo posto preciso.

Ora pensate all’ornitorinco.

Quando gli scienziati lo videro per la prima volta, pensarono fosse uno scherzo: un mammifero che depone uova, con il becco di un’anatra e il veleno di un rettile. Non rientrava nelle loro caselle. Ma l’ornitorinco non era sbagliato, era semplicemente l’ennesima dimostrazione della meravigliosa complessità della biologia.

Ora, provate a spostare questo pensiero al vostro tavolo da gioco.

Guardate la scheda del vostro personaggio. È una griglia, con lo spazio per la Razza, la Classe, l’Allineamento. Il sistema di regole ci fornisce queste scatole perché ci servono: sono il motore matematico che permette al gioco di funzionare e alle nostre azioni di avere un peso che possa fare leva nel mondo immaginario.

Il problema non è la griglia, ma il modo in cui noi le permettiamo di ingabbiare la nostra fantasia. Per pigrizia, ci caschiamo con tutte le scarpe: iniziamo a giocare per stereotipi.

Se il nostro personaggio ha i muscoli grossi ed è meccanicamente ottimizzato per il combattimento, decidiamo automaticamente che deve essere un Barbaro stupido che spacca tutto. Se ha le orecchie a punta, deve essere per forza saggio e aggraziato. Se c’è scritto ‘Caotico Malvagio’, ci sentiamo autorizzati a comportarci come psicopatici senza spessore.

Questa è la vera tirannia dell’omologazione.

Costruiamo la ‘Build’ perfetta su internet per assicurarci di sopravvivere alle sfide del gioco (un istinto del tutto legittimo se il gioco lo richiede) ma poi commettiamo il vero errore: trasformiamo non solo i numeri, ma anche la nostra interpretazione in un file Excel.

Creiamo un esercito di cloni letali che funzionano benissimo sul tavolo, ma che non hanno un’anima.

Ma l’efficienza meccanica e la profondità narrativa non sono nemiche.

I personaggi che davvero ci restano nel cuore, quelli di cui parliamo ancora dopo vent’anni davanti a una birra, sono le anomalie narrative.

Sono quelli che, proprio come l’ornitorinco, usano le scatole del sistema per creare qualcosa di inaspettato.

Sono il Paladino con statistiche invidiabili, implacabile in battaglia, che però ha perso la fede da un decennio e continua a spaccare teste non per un patetico ideale ‘Legale Buono’, ma per pura inerzia: l’armatura è l’unica cosa che lo tiene insieme, e i voti sacri sono un matrimonio fallito da cui non ha i soldi per divorziare.

Sono il Ladro letale e furtivo che ruba non per la solita favoletta dell’orfanotrofio, ma per pagarsi i debiti di gioco e mantenere un finto titolo nobiliare, dimostrando che i veri criminali vestono di seta.

Sono l’Orco guerriero che, pur essendo una macchina da guerra, si rifiuta di incanalare il cliché della furia barbarica: ha fatto fortuna come ispettore catastale della Baronia e, prima di abbattere a scuri la porta del covo necromantico, ne contesterà l’abusivismo edilizio!

Questi personaggi non sono affatto ‘sbagliati’ o inefficienti per le regole. Al contrario, usano un solido scheletro regolistico per sorreggere una personalità unica, viva e tridimensionale.

Ma è proprio in quello spazio confuso, tra le regole scritte e la vita vissuta, che nasce la magia vera. Le regole servono per far girare il motore del gioco, ma sono le motivazioni a renderlo indimenticabile.

Quindi, la prossima volta che prendete in mano una matita per creare un nuovo eroe, fatevi un favore: fregatevene delle aspettative e degli stereotipi. Ottimizzate la vostra scheda se vi fa piacere, ma non siate l’interruttore che scatta prevedibilmente su ‘On’ o ‘Off’ a livello di trama, fate in modo che il vostro personaggio nasca da un’ispirazione genuina.

Siate il corto circuito narrativo.

Perché di perfetti stereotipi di classe sono pieni i cimiteri delle campagne fallite, ma sono i personaggi complessi, vivi e contraddittori quelli che sopravvivono per sempre nelle nostre storie.

You’ve got your mother in a whirl
She’s not sure if you’re a boy or a girl

“Rebel Rebel” è un brano musicale scritto dall’artista inglese David Bowie e pubblicato come 45 giri il 15 febbraio 1974.

Riferimenti:

“Aladdin Sane” è il sesto album in studio del cantautore inglese David Bowie, pubblicato nel 1973 dalla RCA Records.

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