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La festa cade il 21 Marzo ed ha le sue radici nella religione zoroastriana ed è una delle poche festività dell’antica Persia. Oltre a rappresentare la data di inizio del calendario persiano, il Nowrūz viene anche festeggiato come data di inizio della primavera.  

Stando alla tradizione mitologica iraniana, il Nowruz viene fatto risalire addirittura a circa 15.000 anni fa, e ciò lo collocherebbe tra le festività più antiche dell’umanità. 

Secondo la tradizione al tramonto si brucia legna o tutto ciò che non serve più, in uno spazio aperto e libero, danzando e cantando intorno al fuoco fino a sfidare le fiamme.  

l termine Nowruz deriva dall’unione di due parole antico-persiane: nava (nuovo) e rəzaŋh (giorno), e significa perciò “nuovo giorno”. 

I persiani oltre ad aver originato questa festività che continua fino ai giorni nostri, hanno dato origine anche ad altri importanti elementi contemporanei.  

Ad esempio hanno dato un fondamentale contributo alla definizione del viaggio dell’eroe che è presente nella mitologia contemporanea. 

“Il Verbo degli uccelli” è un romanzo scritto da Farid al-Din ‘Attar, un poeta e mistico persiano del XII secolo. Il libro narra la storia di un gruppo di uccelli che intraprende un viaggio alla ricerca del loro re, il Simurgh, una sorta di divinità avvolta nel mistero. 

Il Simurgh, secondo la mitologia persiana, era l’uccello che viveva sull’albero dei semi da cui erano generate le sementi di tutte le piante selvatiche, posizionato accanto all’albero dell’immortalità o della scienza (a seconda degli studiosi). 

Il viaggio simbolico degli uccelli rappresenta il percorso spirituale dell’uomo alla ricerca della verità e della realizzazione personale. 

Nel corso del viaggio, gli uccelli affrontano varie sfide e ostacoli che mettono alla prova la loro determinazione e la loro fede. Attraverso queste prove, essi si confrontano con le proprie debolezze, i propri dubbi e le proprie paure, ma anche con la speranza, la compassione e la saggezza interiore. 

Una delle caratteristiche più significative del libro è la rappresentazione degli uccelli come simbolo degli esseri umani. Ogni uccello rappresenta un aspetto della natura umana e delle sue virtù e vizi. Ad esempio, il pavone rappresenta l’orgoglio, il falco la determinazione, il corvo la saggezza e così via. Attraverso le avventure e le esperienze dei vari uccelli, il libro riflette sulle sfaccettature della condizione umana e sul percorso verso la realizzazione spirituale. 

Le similitudini tra gli uccelli e gli esseri umani sono evidenti nel modo in cui affrontano le sfide e nel modo in cui cercano la verità e la comprensione del loro scopo nella vita. Ogni uccello, come ogni individuo, ha il proprio percorso unico e le proprie difficoltà da affrontare, ma tutti sono uniti dal desiderio di raggiungere la conoscenza e l’illuminazione. 

Attraverso la narrazione delle avventure degli uccelli, il libro trasmette insegnamenti spirituali profondi sul significato della vita, sulle sfide dell’esistenza umana e sull’importanza della ricerca interiore.  

La ricerca del Simurgh diventa una metafora per il viaggio spirituale dell’uomo verso la comprensione di sé e del mondo che lo circonda. 

In sintesi, “Il Verbo degli Uccelli” è un’opera che, attraverso la narrazione allegorica delle avventure degli uccelli, riflette sulle similitudini tra gli uccelli e gli esseri umani e trasmette insegnamenti spirituali profondi sulla natura dell’uomo e sul suo percorso verso la realizzazione spirituale. 

Il viaggio degli uccelli attraversa sette valli, ciascuna rappresentante una fase del percorso spirituale dell’essere umano.  

Queste valli sono: 

  1. la Valle della Ricerca: dove il pellegrino inizia con l’interrogarsi su tutti i suoi dogma, i suoi credi e i suoi scetticismi;
  2. la Valle dell’Amore: dove la ragione è abbandonata per seguire l’amore;
  3. la Valle della Conoscenza: dove le più grandi conoscenze del mondo diventano completamente inutili;
  4. la Valle del Distacco: dove tutti i desideri e i legami terreni cessano. È qui dove si suppone che la “realtà” svanisca;
  5. la Valle dell’Unificazione: dove il pellegrino realizza che tutto è connesso e che l’amato è al di là di qualunque cosa, compresa l’armonia, molteplicità ed Eternità;
  6. la Valle dello Stupore: dove il pellegrino, incantato dalla bellezza dell’amato, diviene perplesso e, cadendo nello stupore, scopre che mai seppe o capì alcunché;
  7. la Valle della Privazione e dell’Annientamento: dove l’Io svanisce nell’Universo e il pellegrino diviene senza tempo, ovvero la sua essenza coesiste sia nel passato che nel futuro. 

Queste sono probabilmente alcune di quelle valli che Joseph Campbell e Carl Gustav Jung hanno percorso nella loro vita da saggista e antropologo. Spero tanto si siano portati dietro qualcosa da bere durante il tragitto… magari del latte di leone 

Attraverso queste sette valli, gli uccelli imparano le lezioni spirituali necessarie per raggiungere la loro meta finale e realizzare la loro connessione con il divino. Il viaggio rappresenta un processo di trasformazione interiore e di ricerca di significato, che porta gli uccelli ad affrontare le proprie paure, superare le proprie limitazioni e trovare la pace e l’armonia nel divino. 

Dopo aver attraversato molte prove e tribolazioni, gli uccelli raggiungono finalmente il luogo dove incontrano il Simurgh, la divinità che hanno tanto cercato. Tuttavia, quando arrivano, scoprono che il Simurgh è in realtà il riflesso di loro stessi, poiché il termine “Simurgh” significa “trenta uccelli” in persiano antico. Questa rivelazione sottolinea il concetto che la divinità è dentro ognuno di loro e che il vero viaggio spirituale è il percorso interiore verso la conoscenza di sé. 

Così, gli uccelli comprendono che l’obiettivo del loro viaggio non era tanto raggiungere una divinità esterna, ma piuttosto scoprire la propria essenza e il proprio potenziale interiore. Con questa consapevolezza, gli uccelli ritornano alle loro vite quotidiane, trasformati dalla loro esperienza e pronti a condividere la saggezza acquisita con gli altri.  

Il libro si conclude con un messaggio di speranza e realizzazione, invitando i lettori a intraprendere il proprio viaggio spirituale e a cercare la verità dentro di sé o in una bottiglia di Schioppetino.

Volano gli uccelli volano
Nello spazio tra le nuvole
Con le regole assegnate
A questa parte di universo
Al nostro sistema solare

“Gli uccelli” è un brano di Franco Battiato tratto dall’album “La voce del padrone” del 1981.

Riferimenti:

“L’assemblea degli uccelli”, dipinto di Habib Allah.

“Il verbo degli uccelli” (1177) è un poema di circa 4500 versi in persiano di Farīd ad-dīn ʻAṭṭār.

One response to “Nowruz”

  1. […] ho inizialmente parlato nel post relativo al Nowruz in cui citavo “il viaggio degli uccelli” un testo persiano squisitamente allegorico e […]

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