un blog sul mondo dei giochi di ruolo, con le sfumature euforiche e disinibite tipiche dell'alcol.

L’innovazione tecnologica ha permeato ogni aspetto della nostra vita, incluso il mondo della letteratura e del gioco. Tuttavia, l’avvento dell’intelligenza artificiale nell’ambito della scrittura ha sollevato domande e preoccupazioni riguardo alla qualità e all’autenticità del lavoro che gli autori propongono al loro pubblico. 

Questo si ritrova già nei giochi di ruolo, in cui spesso gli autori indipendenti, ma non solo loro, farciscono i manuali con immagini generate artificialmente, oppure generano intere parti delle proprie ambientazioni allo stesso modo.

È ormai chiaro a tutti che recentemente si è manifestato un fenomeno affascinante nel mondo editoriale: libri scritti completamente con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e venduti tramite self-publishing, lo stesso strumento utilizzato da alcuni autori di giochi di ruolo. E non si tratta solo di uno o due libri, ma di intere serie, pubblicate in blocco da autori mai sentiti prima.

Questi sono “prodotti” pensati solo ed esclusivamente per generare profitto dal consumatore occasionale. Sono destinati a un ampio pubblico che cerca emozioni facili e desidera trovare sugli scaffali esattamente ciò che ha in mente. Si rivolgono a quei consumatori che cercano qualcuno da seguire, che desiderano semplicemente scegliere l’influencer di turno, spesso privi di un’autonomia intellettuale.

Allo stesso modo con cui entrano in un minimarket per cercare uno specifico oggetto, così aggiungono uno di quei “prodotti” al loro carrello online.

Mentre la letteratura ha sempre espresso la complessità dell’esperienza umana attraverso la lente unica degli autori umani, l’intelligenza artificiale, per quanto avanzata, può mancare della profondità emotiva e della capacità di catturare l’essenza umana che caratterizza la vera arte letteraria. Può emulare si, copiare, trasformare ed elaborare quanto appreso dalle opere dell’ingegno, ma non potrà mai avere quelle contraddizioni uniche che caratterizzano il genere umano.

Gli scrittori veri, con le loro imperfezioni e contraddizioni, offrono un’esperienza di lettura più autentica e significativa. Perché loro sanno tradurre la loro stessa idiosincrasia di essere umani, con i loro problemi e le loro ansie e nevrosi che già provano nativamente. 

Perché gli esseri umani in fondo sono dei primati malati di ansia.

I lettori giocano un ruolo fondamentale nella determinazione del futuro della letteratura. Sono loro che devono discernere tra opere genuine e prodotti generati artificialmente. Investire nella ricerca di opere autentiche e sostenere gli autori che incarnano l’essenza dell’umanità nella loro scrittura è essenziale per preservare l’integrità della letteratura.

La stessa cosa vale per i giochi di ruolo, dove i veri autori continueranno a cercare il contributo umano dei collaboratori, sia nella creazione dei regolamenti, sia nella realizzazione dei testi e delle immagini che tanto servono per l’immaginazione fantastica ricercata da noi giocatori. 

Questo è vero almeno per quei giocatori che non ricadono nella più ben ampia schiera dei collezionisti che corrono dietro qualsiasi titolo che abbia una copertina patinata, illustrazioni a tutta pagina o che rifletta su di loro un certo status sociale.

Questa dell’intelligenza artificiale è evidentemente un’occasione evolutiva come non ce ne sono state mai in passato.

Fino ad oggi ci è stato insegnato che dovevamo perseguire la perfezione nel lavoro, nell’arte e in ogni aspetto della vita. Le nostre generazioni sono cresciute imparando competenze tecniche sempre più sofisticate, finché, come risvegliandoci da un lungo sonno, abbiamo scoperto che le competenze trasversali sono invece l’unico strumento per affrontare prontamente il futuro.

Con il continuo progresso tecnologico, diventa sempre più evidente il limite della capacità umana di gestire questa enormità di informazioni. È sorprendentemente facile che le conoscenze diventino obsolete in breve tempo, soprattutto nei settori dove è più necessario operare. In questo nuovo scenario, la capacità di adattarsi al cambiamento diventa sempre più cruciale per il nostro futuro.

Però non è detto che l’unica strada sia quella della reazione che porta ad abbracciare senza critica l’intelligenza artificiale, facendo semplicemente seguito a quello che ci succede intorno, ma piuttosto è quella di elevarsi da queste tecniche truffaldine che semplificano appiattendolo l’estro umano, cercando una risposta nell’approfondimento dei riferimenti culturali.

Così oggi è sempre più vero che la contraddizione umana, è la chiave per essere più veri, più autentici e fare la differenza.

Li dove questo emerga, i veri lettori, come anche i veri giocatori, premieranno gli autori. Quelli veri.

Changes (turn and face the strange)
Changes
Don’t wanna be a richer man
Changes (turn and face the strange)
Changes
Just gonna have to be a different man
Time may change me
But I can’t trace time

“Changes” è un brano scritto dal musicista David Bowie nel 1972 e incluso nell’album “Hunky Dory”.

Riferimenti:

Claude Monet (1872-1873) “Impression, soleil levant”. Museo Marmottan a Parigi.

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