Se c’è una cosa che gli artisti ci insegnano è che un oggetto non è mai così strettamente legato al suo nome da non poterne adottare uno migliore. Nell’arte della pittura, in particolare, ci imbattiamo nell’idea affascinante di “somiglianza”.
Ma cosa significa davvero che la pittura è spesso definita come un’arte della somiglianza?
La somiglianza, rispetto alla similitudine, appartiene al dominio del pensiero. Quando osserviamo un’immagine dipinta, non stiamo guardando un riflesso perfetto del mondo visibile, ma piuttosto una serie di similitudini possibili, create attraverso gli atti del pensiero stesso.
Ecco dove risiede la magia dell’arte: nella capacità di far emergere similitudini e differenze attraverso atti come considerare, confrontare, distinguere e valutare. È un viaggio nel mondo dell’immaginazione e della riflessione, dove l’artista ci guida attraverso il labirinto della percezione.
In definitiva, l’arte ci sfida a guardare oltre il semplice nome di un oggetto, a esplorare le sue molteplici sfaccettature e a scoprire nuove prospettive sulla realtà che ci circonda.
Questo è quello che succede in una tipica sessione di giochi di ruolo, dove eventi, luoghi e personaggi fantastici si intrecciano per creare combinazioni uniche nate semplicemente dall’unione del pensiero dei giocatori, in un processo di creazione condivisa.
Ma cosa rende il gioco di ruolo un’arte?
Per rispondere a questa domanda, dobbiamo esaminare la natura stessa dell’arte. L’arte, in tutte le sue forme, è un mezzo attraverso il quale gli artisti esprimono le proprie visioni, emozioni e idee. Essa può manifestarsi attraverso la pittura, la musica, la letteratura e molte altre forme espressive.
D’altra parte i giocatori, attraverso le loro scelte, azioni e parole, plasmano e costruiscono un mondo immaginario unico, popolato da personaggi vividi e storie avvincenti. La creatività è al centro di questo processo, così come lo è la capacità di collaborare con altri giocatori per creare un’esperienza condivisa e coinvolgente.
Possiamo quindi dire che il gioco è un’arte che coinvolge la creatività, la narrazione e l’interpretazione, simile ad altre forme artistiche come il teatro o la scrittura.
Non vi sentite degli artisti mentre vi ingozzate di patatine, intenti a capire quale è il D8 tra tutti i dadi che avete sul tavolo?
Spesso quando parliamo di arte legata al gioco, vedo facce basite di veterani del tavolo che mai avrebbero accostato il gioco all’arte.
Questo forse perché, nella frenesia del nostro quotidiano, tendiamo spesso a dare per scontate molte cose: le nostre convinzioni, le nostre abitudini, persino le nostre interazioni con gli altri.
Ma cosa succederebbe se cominciassimo a mettere in discussione questi assunti?
Socrate, l’illustre filosofo dell’antica Grecia, ci insegna l’importanza di rifiutare “il dare per scontato“. Per lui, il sapere non risiedeva nel possedere le risposte, ma nel porre le giuste domande. Attraverso il suo famoso metodo di interrogazione, la maieutica, Socrate invitava i suoi interlocutori a esaminare attentamente le loro credenze e a metterle alla prova.
La maieutica, un termine greco che significa “ostetricia”, rappresenta l’arte di porre domande e stimolare il pensiero critico in modo da guidare gli altri alla scoperta delle loro verità interiori. Socrate, infatti, non si considerava un insegnante nel senso tradizionale del termine, ma piuttosto un ostetrico dell’anima, pronto a far emergere la conoscenza latente che giaceva dentro ognuno di noi.
Quindi anche Socrate si concedeva numerosi bicchieri di idromele davanti al fuoco…
Questo atteggiamento di scetticismo, verso quello che è scontato, ci spinge a esplorare nuove prospettive e ad approfondire la nostra comprensione del mondo. Ci incoraggia a sfidare l’idea che le cose siano sempre come sembrano e ci apre alla possibilità di scoprire verità nascoste o ignorate.
Dare per scontato può portare alla stagnazione mentale e all’ignoranza. Socrate ci invita invece a abbracciare l’incertezza e a essere aperti al cambiamento. Solo così possiamo arricchire le nostre menti e arricchire le nostre vite con una comprensione più profonda e autentica della realtà.
Non lasciare nulla di scontato è una regola d’oro per chi nel campo del gioco di ruolo desidera creare storie indimenticabili. Mantenere un approccio aperto e creativo, esplorare nuove idee e coinvolgere gli altri giocatori in modo attivo sono le chiavi per scrivere storie che lascino un segno indelebile nella mente e nel cuore di chi le sta vivendo insieme a voi.
Vi ricorderete sicuramente quanto ha detto Yoda, il saggio maestro Jedi della saga di Star Wars, riguardo il concetto di provare:
“Do. Or do not. There is no try.” (Fare. O non fare. Non c’è provare).
Con questa citazione, Yoda sottolinea l’importanza dell’impegno totale e della determinazione nell’affrontare una sfida. Egli sostiene che non ci si debba limitare a “provare“, ma bisogna agire con decisione e senza esitazione.
La parola “try” (“provare” in italiano) implica una certa incertezza o possibilità di fallimento, mentre Yoda enfatizza l’importanza di agire con fermezza e convinzione, senza lasciare spazio al dubbio.
Spesso nella nostra vita quotidiana utilizziamo la parola “provare” in contesti diversi, e talvolta può creare confusione tra il suo significato come sentire e come tentare. È importante comprendere la differenza tra questi due utilizzi per comunicare in modo chiaro e preciso.
Quando parliamo di “provare” nel contesto di “sentire“, ci riferiamo alle emozioni o alle sensazioni che sperimentiamo. In questo caso, “provare” indica un’esperienza emotiva o sensoriale.
D’altra parte, quando usiamo “provare” nel contesto di “tentare” o “fare uno sforzo per raggiungere un obiettivo“, ci riferiamo all’atto di cercare di compiere qualcosa.
Sarebbe interessante sia “provare” l’esperienza del gioco nella sua dimensione artistica, sia “provare” a recarsi oltre l’apparenze usando la propria fantasia per scoprire nuovi modi di vivere le avventure.
La prossima volta che si è tentati di accettare qualcosa senza esaminarla attentamente, ricordiamoci le parole di Socrate per osare e mettere in discussione quello che ci troviamo davanti.
Potremmo scoprire che c’è molto di più da imparare di quanto avessimo mai immaginato.
I know that living with you baby was sometimes hard
But I’m willing to give it another try
Nothing compares
Nothing compares to you
Riferimenti:
René Magritte (1929) “La trahison des images” o “Ceci n’est pas une pipe” è un dipinto ad olio conservato nel Los Angeles County Museum of Art.

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