Ormai siamo tutti abituati a usare lo smartphone o il sistema integrato dell’auto per seguire il percorso ottimale per arrivare a qualunque destinazione. Molto spesso usiamo le mappe dello smartphone per andare a casa o al lavoro, anche se sono posti che conosciamo molto bene e che dovremmo saper raggiungere anche bendati.
Abbiamo perso l’abitudine di usare mappe, cartine stradali, e solo pochi tra i giovani sanno come usarle o ne hanno mai avuta una tra le proprie mani!
Magari non a tutti è chiaro come la tecnologia abbia rivoluzionato i nostri spostamenti.
Prima di questo, ci si affidava completamente ai cartografi e all’arte della cartografia, che avevano il compito di rappresentare accuratamente la superficie terrestre, riflettendo le diverse concezioni del mondo nel corso dei secoli.
Le mappe rappresentano uno strumento fondamentale per l’umanità da sempre, poiché ci permettono di comprendere, esplorare e navigare il mondo che ci circonda. Oltre a fornire indicazioni geografiche e topografiche, le mappe riflettono le nostre conoscenze, percezioni e concezioni del mondo.
Sono testimoni della nostra capacità di esplorare e catalogare il territorio, nonché delle nostre conquiste scientifiche e culturali. Le mappe non fungono solo da guide per i viaggiatori, come strumenti di pianificazione ma anche come mezzi per preservare la memoria storica e culturale.
Inoltre, le mappe sono strumenti potenti per la comunicazione e la condivisione di informazioni, consentendo alle persone di comprendere meglio il proprio contesto geografico e di connettersi con il mondo che le circonda.
A volte le mappe hanno più valore di quello che documentano, specialmente in termini emotivi, chiedendo in giro molti ex bambini vorrebbero di più la mappa del tesoro che il tesoro stesso!
Ma cosa c’è di diverso tra le mappe del mondo reale e quelle che usiamo per i nostri giochi?
Secondo me nessuna, ed è per questo che sono allo stesso modo importanti.
Ma facciamo un passo indietro, perché la storia della cartografia è molto complicata e bisogna contestualizzare da dove veniamo per capire dove andare…
Quando dico queste cose mi sento un po’ il grande Piero Angela.
Le più antiche tra le testimonianze giunte fino a noi sono le mappe stellari dipinte più di 15000 anni fa all’interno delle grotte del paleolitico (fondamentalmente una volta celeste con qualche puntino colorato!). Ma dobbiamo aspettare fino al neolitico per avere qualcosa di più somigliante ad una carta geografica fatta da un alunno dell’asilo…
Le prime mappe primitive risalgono a migliaia di anni fa, con esempi rinvenuti in varie culture antiche, come la mappa di Çatalhöyük (circa 6200 a.C.) in Anatolia e le mappe incise su pietra sumere (circa 2300 a.C.) rappresentati una valle fluviale a nord della Mesopotamia. Mentre, intorno al 1500 a.C., è datato un frammento della pianta della città di Nippur. Poi finalmente cominciano i salti in avanti più spediti, e solo tra il 300 e il 200 a.C., Eratostene, un geografo greco, riesce a calcolare la circonferenza terrestre con un’approssimazione intorno al 2%.
Nel II secolo d.C., Claudio Tolomeo finalmente scrisse la “Geographia”, che conteneva mappe del mondo conosciuto dell’epoca. Risalente al IV secolo d.C., invece è la mappa di Peutinger, un antico itinerario romano che mostra le strade dell’Impero Romano con una prospettiva ad albero.
Dopo il declino dell’Impero Romano d’Occidente, l’autorità della Chiesa di Roma assunse un ruolo predominante nella sfera culturale. Questo periodo è caratterizzato dal connubio tra la tradizione religiosa, fondata sui canoni delle Sacre Scritture, e le conoscenze geografiche acquisite e tramandate da geografi, cartografi e navigatori.
I primi esempi di questa fusione si riscontrano nella collocazione centrale di Gerusalemme nelle mappe, o nella suddivisione della terra in tre parti, una per ciascuno dei figli di Noè. Le mappe assolvono un ruolo mistico, rappresentano un punto di incontro tra conoscenze storiche, geografiche e componenti religiose. Scopo di queste mappe non era solo quello di raffigurare il mondo in modo accurato, ma soprattutto di illustrare la diaspora degli apostoli, partiti da Gerusalemme per diffondere il Vangelo in tutto il mondo.
Il monaco spagnolo Beato di Liébana creò le famose mappae mundi nell’VIII secolo d.C., che rappresentavano il mondo secondo una prospettiva cristiana e includevano elementi storici e religiosi. A partire dall’XI secolo, iniziarono a comparire i portolani, carte nautiche che mostravano le rotte marittime e le coste con maggiore dettaglio.
Le mappae mundi, diffuse a partire dall’Alto Medioevo, si suddividono in tre categorie principali: i mappamondi zonali, le mappae orbis terrae T-O (tripartite o quadripartite) e i mappamondi complessi.
La prima, i mappamondi zonali, rappresentava la terra dividendo la superficie in fasce climatiche seguendo il sistema elaborato da Tolomeo.
La categoria successiva di mappe, basata sul modello T-O tripartito, posizionava l’Asia nella parte superiore della carta, vista come la sede del Giardino dell’Eden e l’origine della “luce divina”, mentre Europa e Africa occupavano la parte inferiore. Questo modello riflesse una visione simbolica del mondo, con la “O” che rappresentava la totalità del mondo e la “T” la Croce di Cristo. Anche se le mappe T-O avevano uno scopo principalmente religioso e spirituale, offrivano una rappresentazione simbolica del mondo che rifletteva le credenze e le concezioni del tempo.
Una terza categoria di mappe, che ottenne grande successo, era quella dei mappamondi complessi. Queste mappe combinavano la suddivisione tradizionale dei mappamondi T-O con dettagli più precisi, inclusi elementi topografici e toponomastici.
La svolta nella cartografia medievale avviene con il ritrovamento a Costantinopoli della Geografia di Tolomeo che nel frattempo era caduta in disuso e praticamente dimenticata. Tradotta in latino da Jacopo d’Angelo nel 1406, questa opera segna l’inizio della riscoperta e diffusione delle mappe tolomeiche in Europa. Circa cinquant’anni dopo, viene realizzato il mappamondo di Fra Mauro, considerato il vertice del sapere geografico dell’epoca. Basato su diverse fonti, questo grande planisfero circolare rappresenta il mondo prima della scoperta dell’America. Il mappamondo di Fra Mauro segna il passaggio tra la cultura medievale e quella rinascimentale, anticipando l’esplorazione del Nuovo Mondo e l’importanza di nuove mappe geografiche. Fino a quando non è arrivato Marcatore che ha introdotto l’omonima proiezione ideale per la navigazione tramite bussola.
Uno degli aspetti affascinanti delle mappe precedenti al XX secolo è la loro distanti dalla perfezione moderna, tanto da includere anche elementi di pura fantasia o puramente simbolici. Concedetemi il termine “perfezione” perché ormai non utilizziamo più mappe stampate su carta che adoperano la proiezione di Marcatore, ma adoperiamo rappresentazioni più evolute direttamente tramite computer o smartphone. Queste non hanno più i problemi di distorsione che hanno afflitto le mappe per secoli, e un Google Earth ci permette di navigare sul nostro globo con continuità senza aver bisogno di spostarci da una mappa all’altra anche solo per cambiarne la scala!
Prima dell’avvento delle moderne tecnologie, la creazione delle mappe era un’attività che richiedeva ingegno e dedizione. Gli antichi cartografi facevano affidamento su una serie di metodi e fonti di informazione per tracciare i contorni del mondo conosciuto che potevano facilmente tendere all’esoterico.
Impegnandosi in esplorazioni terrestri, gli antichi esploratori attraversavano terre sconosciute a piedi, a cavallo o in nave, annotando con cura ogni dettaglio del paesaggio. Oltre alla terraferma, i navigatori si orientavano osservando attentamente le stelle, la Luna e il Sole, impiegando antichi strumenti di navigazione come il sestante e di il cronometro marino.
Laddove le informazioni erano scarse, i cartografi attingevano a documenti storici, resoconti di viaggi e racconti di esploratori, cercando di ricreare le forme e i confini delle terre lontane. Inoltre, l’arte del disegno giocava un ruolo fondamentale: spesso le mappe venivano create secondo un preciso gusto artistico e sulle simbologie dell’epoca.
Inoltre, le realizzazioni di queste mappe dovevano sottostare anche alle necessità dei committenti che spesso volevano i risultati alla svelta oppure volevano che certe rappresentazioni si piegassero ai loro desideri.
Tutto il resto è noia.
Se siete sopravvissuti fin qui, possiamo parlare del contenuto delle mappe moderne, che possono occuparsi di tutto perfino di musica.
Perché le mappe non sono relegate solo alla cartografia, ma sono divenute nel tempo espressione dell’uomo, molto più di semplici rappresentazioni grafiche del territorio: sono testimoni della nostra curiosità, della nostra creatività e del nostro desiderio di esplorare e comprendere lo spazio che occupiamo.
Sono vere e proprie opere di design.
Due mondi apparentemente distanti che, in realtà, condividono una profonda correlazione, sono intrecciati in una relazione sinergica, in cui la forma segue la funzione e l’efficienza sposa la bellezza.
Le mappe, oltre a essere strumenti pratici, sono opere d’arte che narrano storie attraverso una sintesi di informazioni.
Informazioni che dal giornalismo sono divenute poi infografiche, che combinano testo, immagini e grafici per comunicare dati complessi in modo chiaro e coinvolgente. Un design che mira a semplificare e visualizzare le informazioni, creando un’esperienza visiva che va al di là della mera presentazione dei fatti, trasformando i dati in conoscenza accessibile e stimolante.
Quanto sono distanti queste mappe moderne, dalle nostre mappe d’avventura, con numeri riferimenti e nomi? Quanto sono diverse le informazioni che includiamo in esse rispetto ai più moderni POI ?
Sia che stiate elaborandola al computer con un software di fotoritocco, generandola con programma o disegnandola su di un tavolo da disegno utilizzando una Sakura Sigma Micron, colori Pantone e chine, sarà sempre un opera dell’intelletto e rappresenterà la vostra capacità di introiettarvi significati.
Non è una questione di programma usato o tecnica, ma di quanto avrete intenzione di alzare il gomito…
The map that leads to you
Ain’t nothing I can do
The map that leads to you
Following, following, following to you
Riferimenti:
“Map Of The World” (1480) di Hanns Rüst conservata alla The Morgan Library&Museum di New York.
“L’Atlante Immaginario” di Edward Brooke-Hitching edito da Mondadori. “Atlanti Celesti” di Elena Percivaldi edito da National Geographic.

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