un blog sul mondo dei giochi di ruolo, con le sfumature euforiche e disinibite tipiche dell'alcol.

I GdR  hanno da sempre affascinato un vasto pubblico, da coloro che amano l’avventura e il fantasy fino a chi trova piacere nell’esplorare mondi alternativi e vivere vite diverse dalla propria. 

C’è chi apre la porta all’esperienza e chi fa la selezione all’ingresso. 

Mentre alcuni vedono i GdR come un puro divertimento, altri li considerano esperienze di profonda riflessione e introspezione. 

Ma c’è un elemento trasversale nel ventaglio di approcci che compongono questa comunità: la sobrietà.  

C’è chi intende la sobrietà come la moderazione nel comportamento di una persona, indicando la moderazione, la compostezza e la temperanza nelle azioni e nelle reazioni. Sono quelli che principalmente non vogliono vittime al tavolo, gli amici delle guardie.

C’è chi ricerca la sobrietà come chiarezza, lucidità mentale e la capacità di pensare in modo razionale, evitando l’irrazionalità e la confusione. Gli ordinati, fiscali fino allo sfinimento, quelli che usano le pattine sul pavimento lucidato.

Ci sono quelli che vivono la sobrietà dell’essenzialità e della semplicità, protendendo per le cose semplici e prive di fronzoli, evitando l’eccesso e l’ostentazione. Gli asceti, i pensatori, gli eremiti, i mistici…

Ci sono i fautori della sobrietà economia che applicano un approccio parsimonioso nella gestione delle risorse finanziarie e materiali, evitando sprechi eccessivi e vivendo in modo frugale. Si portano il panino da casa alle fiere, i loro dadi sono lisi e non cambiano mai le mutande.

Ed infine c’è chi predica la sobrietà come moderazione nell’uso di alcol e sostanze stupefacenti, evitando l’abuso e mantenendo un comportamento responsabile durante le partite sia dal vivo che online. Quelli che giocano in solitario sia di ruolo che in bagno. 

Insomma la possiamo mettere nel modo che più vi piace, ma la sobrietà è sempre una brutta cosa, un po’ come i pregiudizi. 

Per molti giocatori, i GdR sono un’opportunità per sfuggire alla realtà e immergersi in mondi fantastici dove le regole del quotidiano non si applicano. In questo contesto, la sobrietà può essere vista come un intralcio al divertimento.  

I personaggi stravaganti, le trame avvincenti e le situazioni assurde sono il pane quotidiano dei tavoli “leggeri”, dove il principale obiettivo è divertirsi insieme, anche se a volte si finisce tra i rutti e le scorregge al parcoI momenti di leggerezza, l’umorismo e la creatività senza limiti sono elementi fondamentali di quest’esperienza ludica. 

D’altro canto, ci sono coloro che considerano i GdR un medium per esplorare temi complessi e far emergere emozioni profonde. Attraverso narrazioni coinvolgenti e personaggi ben sviluppati, i giocatori possono affrontare dilemmi morali, esplorare la natura umana e confrontarsi con questioni esistenziali.  

I tavoli “seri” offrono un terreno fertile per la crescita personale e la connessione emotiva, consentendo ai partecipanti di vivere esperienze che vanno al di là del semplice divertimento. Il master inesperto si tufferà sicuramente a capofitto nella selezione di speciosi giocatori sobri portandoli a vivere scene che non avranno nulla da invidiare a “La Corazzata Potëmkin“. 

Quindi si potrebbe pensare che la sobrietà aiuta i tavoli “leggeri” mentre ostacola quelli “seri”. 

In verità l’equilibrio tra sobrietà e divertimento è fondamentale per garantire un’esperienza soddisfacente in qualsiasi stile di gioco. Troppo divertimento può rendere le trame superficiali e i personaggi stereotipati, mentre troppa serietà può appesantire l’atmosfera e alienare i giocatori casuali. 

La chiave sta nel trovare la giusta ricetta, creando un ambiente sano dove sia possibile esplorare sia temi leggeri che profondi in cui avere sempre qualcosa di fresco da bere con almeno il 6% di gradazione alcolica. 

In conclusione, la sobrietà nei GdR è una questione complessa che dipende dall’approccio e dagli obiettivi dei giocatori. Mentre alcuni cercano il puro divertimento e l’evasione dalla realtà, altri trovano nei GdR un’opportunità per riflettere, crescere e connettersi con gli altri.  

Indipendentemente dall’approccio adottato, l’essenziale è garantire che tutti si divertano senza arzigogolati intralci filosofici e senza eccessive restrizioni sociali. Non c’è bisogno di elaborati contratti o regole rigide che escludano tutti gli specifici comportamenti di cui avete paura o che per principio non potete accettare, ma piuttosto un ambiente in cui ogni giocatore possa venire accolto e introdotto al vostro modo di giocare. 

Perché chi gioca generalmente cerca di godersi appieno l’esperienza del gioco di ruolo, senza sentirsi inadeguato o frustrato da imposizioni o da tutto quello che non può fare. La priorità è creare un’atmosfera gratificante per tutti i partecipanti, non solo per la coscienza o per il ruolo sociale di “anti qualcosa” di qualcuno. 

Al massimo se uno vi sta sulle palle non chiamatelo più! Se con il suo comportamento offende gli altri spiegategli quello che non va e se si ostina lo fate alzare dal tavolo. Se fa battute offensive lo fate lapidare da dei sicari nei bagni, se qualcuno ci prova con la vostra ragazza o vi esclude perché portate il rossetto potete usare una bottiglia di rum del supermercato come Molotov e scaldare un po’ la situazione. 

Insomma la vita non è fatta solo di muri, recinti e regole da far rispettare, ma di equilibri, quando il buon senso manca quest’equilibrio sparisce e si finisce per essere proprio quelle brutte persone che volevate evitare al vostro tavolo.

When you get caught between the Moon and New York City
I know it’s crazy, but it’s true
If you get caught between the Moon and New York City
The best that you can do (the best that you can do)
The best that you can do is fall in love

Arthur’s Theme (Best That You Can Do) è una canzone incisa da Christopher Cross nel 1981 per il film “Arthur” (in italiano “Arturo”) diretto da Steve Gordon e con protagonisti Dudley Moore e Liza Minnelli.

Riferimenti:

Arturo (Arthur) è un film del 1981 diretto da Steve Gordon con Dudley Moore e Liza Minnelli.

“La corazzata Potëmkin” è un film del 1925 diretto da Sergej Michajlovič Ėjzenštejn.

One response to “Sobrio o son desto?”

  1. […] Scusate la parentesi ma stavo sublimando dei fatti veramente successi che mi ritornano ogni tanto alla mente nei momenti di sobrietà! […]

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