un blog sul mondo dei giochi di ruolo, con le sfumature euforiche e disinibite tipiche dell'alcol.

Esiste il luogo comune secondo cui tutto ruota attorno al dio denaro e secondo cui ognuno di noi avrebbe un prezzo.

In passato mi è capitato spesso di sentire discussioni, più o meno serie, su questioni vagamente morali legate all’integrità delle persone. Frasi come: “Ma se ti dessero dei soldi, tu faresti questo o quello?”.

Queste domande hanno davvero un senso? Sono interrogativi razionali? Oppure sono solo un modo per esplorare fantasie che difficilmente si riescono a condividere con gli altri se non nel contesto fittizio del “immaginiamo che”?

A parte il fatto che non riesco a immaginare chi potrebbe fare davvero un’offerta e tanto meno un affare di questo genere, mi chiedo perché qualcuno dovrebbe volerci mettere di fronte a questi dilemmi, investendo inoltre del denaro.

Al massimo io conosco qualcuno che ci ha fatto un film (ed anche dei soldi!) esplorando in qualche modo alcuni dei limiti dell’amore, le conseguenze delle scelte dettate dal bisogno e dal compromesso morale. In quella pellicola, un riccone offriva ad una coppia in difficoltà un milione di dollari chiedendo in cambio una notte con la protagonista.

Si dà per scontato che tutti inseguano il denaro, ma forse i soldi sono solo degli alibi, un modo per coprire altre ragioni dietro le nostre azioni, ragioni che preferiamo non ammettere nemmeno a noi stessi. Motivi che, a pensarci bene, possono essere molto diversi della semplice avidità.

Diana (la moglie) è attratta da Gage (il riccone) non solo per la sua ricchezza, ma anche per il suo fascino e la sua sicurezza. La sua decisione di accettare l’offerta è influenzata dalla crescente insoddisfazione nella sua relazione con David (il marito), che diventa sempre più geloso e insicuro dopo la proposta. Questo porta Diana a esplorare la sua attrazione per Gage, fino a compiere l’agognato salto della quaglia.

Non dico che lei ceda perché il marito si rivela un salsicciotto smidollato, piuttosto è lecito pensare che il milione di dollari non sia veramente il fulcro della trama e che dietro ci sia qualcosa di più succoso.

Tutti gli artisti rincorrono un fantasma, una passione, un qualcosa di totalmente irrazionale e ovviamente vogliono farsi pagare, perché se non fosse così non potrebbero passare tutto il giorno a fare quello che anelano nel loro intimo.

Dovrebbero fare un altro lavoro e non potrebbero rincorrere quella loro passione.

Un pittore dipinge, vende le sue opere e guadagna così il tempo e le risorse per continuare a dipingere, in un ciclo che si autoalimenta e gli permette di proseguire la sua esperienza artistica, soddisfacendo il proprio desiderio creativo.

I soldi non sembrano essere il motore della sua motivazione, ma piuttosto il supporto a quel sistema che gli permette di coltivare la sua vocazione.

Altresì, un mercenario che lascia il suo paese per andare ad imbracciare un’arma al soldo di qualcuno, fa veramente quel mestiere per i soldi? o i soldi sono una giustificazione per il suo desiderio di uccidere?

Il denaro è il motivo, o la giustificazione?

Il denaro può facilmente essere una copertura, dove si nascondono pulsioni, a volte anche quelle più terribili che non vogliamo confessare neanche a noi stessi.

Quali fragilità si nascondono dietro a questa insaziabile necessità di denaro?

Probabilmente a Diana un giretto sulla giostra di Gage andava proprio!

Cosa succede a quei giocatori che tendono ad umiliare gli altri al tavolo? Perché una certa generazione di Master/Padroni tendeva a fagocitare i neofiti come se fossero deliziosi gamberoni fritti in pasta Kataifi?

Il bisogno di umiliare il prossimo può derivare da una serie di fattori psicologici, sociali e culturali. Le persone con bassa autostima o con insicurezze personali possono cercare di sollevare se stesse abbassando gli altri.

Umiliare qualcuno può temporaneamente farle sentire superiori.

Umiliare gli altri può anche essere un modo per esercitare potere e controllo. Questo comportamento lo vediamo spesso anche in contesti di bullismo e abuso. Si abusa anche per mantenere il controllo.

In alcuni ambienti, il bullismo può essere tollerato o addirittura incoraggiato come rito di passaggio. Alcune culture o gruppi sociali arrivano ad incoraggiare comportamenti umilianti come mezzo per mantenere la gerarchia o l’ordine.

Come dimenticare che l’iconico Giappone nasconde, tra le pagine dei Manga e tra le pieghe dei Kimono, il pawahara una delle sue più romantiche tradizioni?

Le persone che non riescono a comprendere o a sentire le emozioni altrui possono non rendersi conto del danno che infliggono umiliando gli altri. Una persona che ride delle disgrazie altrui senza percepire il dolore che causa ne è un esempio. In contesti altamente competitivi, umiliare gli avversari può essere visto come un modo per ottenere un vantaggio.

Atleti o studenti che sminuiscono i loro rivali per demoralizzarli rientrano in questa categoria.

Le persone possono proiettare le proprie frustrazioni e problemi sugli altri attraverso l’umiliazione. Qualcuno che è insoddisfatto della propria vita familiare potrebbe sfogare la sua frustrazione umiliando i colleghi. Alcuni individui possono umiliare gli altri per conformarsi alle dinamiche di gruppo e sentirsi accettati.

Un adolescente che partecipa a episodi di bullismo per essere accettato dai pari ne è un esempio.

Chi ha subito umiliazioni in passato può replicare lo stesso comportamento come un meccanismo di difesa o di rivalsa. Una persona vittima di bullismo durante l’infanzia che, da adulta, umilia i colleghi per sentirsi potente, rappresenta bene questa dinamica.

Queste dinamiche non sono così rare anche nel mondo dei giochi, spesso accompagnate da varie forme di tossicità così tra i giocatori come anche tra gli addetti del settore.

Tuttavia, è più difficile giustificarle quando sono presenti al tavolo da gioco, dove manca la motivazione economica. In genere, si gioca solo per divertirsi, senza dinamiche sociali rilevanti o gerarchie di potere.

Ma torniamo a Gage.

Probabilmente gli interessava molto esercitare il suo potere e godere della situazione che aveva innescato nella coppia di coniugi. I soldi erano il mezzo, un po’ come il gioco su di alcuni sfortunati tavoli da gioco.

Magari più che farsi lei voleva umiliare lui?

E così, miei avvinazzati compagni di merende, sembra che il tintinnio delle monete sia spesso solo la scusa con cui mascheriamo cocktail di motivazioni ben più complessi e, diciamocelo, a volte torbidi come un whisky di contrabbando.

Il nostro Gage, più che un affarista, pareva un barman perverso, intento a mixare le emozioni della coppia per il puro gusto di vederne l’effetto. Un po’ come certi Master che ci servono TPK (Total Party Kill) come se fossero cicchetti di benvenuto offerti dalla casa, o quei giocatori che cercano di umiliare il prossimo al tavolo più per sentirsi il gallo del pollaio che per quattro spiccioli d’oro virtuale nel loro borsello.

In fondo, che si tratti di insicurezze annegate in una birra artigianale di troppo, di sete di potere più inebriante di un rum invecchiato quindici anni o del semplice piacere di vedere gli altri fare la figura dei cioccolatai, il denaro diventa l’ombrello stiloso sotto cui nascondiamo le nostre vere pulsioni, quelle che non ammetteremmo neanche dopo una sbronza colossale con l’acquavite dei nani.

Al tavolo, poi, è tutto un fiorire di “eh, ma lo fa il mio personaggio!”. Sì, come no! E io sono l’Astemio del gruppo! Quante volte, dietro la nobile quest per salvare la principessa o recuperare l’artefatto sbrilluccicoso, si nasconde la voglia di farla pagare a quel PNG che ci ha servito una pozione sgasata o di dimostrare chi comanda la gilda, anche se sulla carta siamo solo l’ultimo dei bardi stonati?

Forse il punto non è tanto avere un prezzo, quanto ammettere quale sia la vera “bevanda” che ci fa girare la testa e perdere i freni inibitori. E no, non parlo (solo) di quella alcolica, anche se a volte aiuta a non farsi troppe domande scomode, tipo “perché il mio nano barbaro ha appena cercato di sedurre un orco?”.

Quindi, la prossima volta che vi sedete a giocare o che vedete qualcuno fare lo sborone per due ducati in più, chiedetevi: è davvero per la grana o c’è sotto un desiderio inconfessabile, magari quello di sentirsi, almeno per una sera, il Re del Luppolo invece che l’ultimo degli sguatteri nella grande locanda della vita?

I pray everyday to be strong
For I know what I do must be wrong
Oh you’ll never see my shade or hear the sound of my feet
While there’s a moon over bourbon street

“Moon over Bourbon Street” è il quinto singolo estratto dal primo album solista di Sting, The Dream of the Blue Turtles nel 1985.

Riferimenti:

“Proposta indecente” (Indecent Proposal) è un film del 1993 diretto da Adrian Lyne. Basato sull’omonimo romanzo di Jack Engelhard, è interpretato da Robert Redford, Demi Moore e Woody Harrelson.

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