Immagino che siate sicuramente avvezzi all’uso del termine OSR (Old School Renaissance) e che probabilmente avrete anche sentito il termine NSR (New School Revolution).
Sarete quindi arrivati qui un po’ perché non potete farvi mancare nel dizionario nessun acronimo ruolistico, un po’ per soddisfare la vostra curiosità!
In entrambi i casi avete sbagliato, cosa che succede spesso anche ai migliori cocktail!
Facciamo un po’ di storia, materia scolastica che ha il pregiatissimo merito di dar ragione ai soli vincitori o a quelli che la scrivono.
Era qualche tempo che ero infastidito nel mio peregrinare tra le verdi colline della scena autoriale e non.
Decisi quindi di liberarmi del fastidio ricalcando, a modo mio, modalità massoniche di Cossignana memoria.
Scrissi quindi un primo post sull’OSR seguito da un secondo sull’NSR.
Come dice spesso un mio carissimo amico, quando si affrontano temi scottanti che non porteranno mai nessun beneficio rispetto al tempo o alle energie spese per trattarli, è meglio approcciare con un campanilistico “che te ne fotte“, alludendo infatti alla scelta, quasi sempre salutare, di lasciar correre.
Non ho ovviamente lasciato correre ricevendo tutta una serie di epiteti variegati tra Telegram, Facebook e Discord, che mi hanno dato modo di riflettere e trovarmi ancora più d’accordo sul fatto che più che dichiarare bisogna dimostrare.
Così quando ho scoperto che il buon Cristian aveva creato un manifesto con un acronimo che richiamava sia tifi calcistici sia gli acronimi sopracitati, ho avuto un’epifania e subito dopo un coma etilico.
Il gioco di ruolo è intrinsecamente legato alle persone che vi partecipano e alle loro peculiarità individuali e di gruppo. Ogni sessione, gruppo e giocatore è unico.
Il gioco è ciò che accade dall’interazione, non qualcosa di predefinito o garantito da regole o stili. Il focus deve essere sulle persone al tavolo (virtuale o reale che sia).
Non si può definire in modo univoco cosa sia un gioco di ruolo, poiché è un’attività molto variegata e mutevole.
Forse neanche i giocatori stessi non lo sanno davvero con certezza.
Sono più di 50 anni che ci si affanna a trovare una definizione, ma ancora oggi una definizione univoca, che vada bene a tutti e che includa tutte le sfaccettature, non c’è.
L’eccessiva “filologia” è un modo per creare barriere piuttosto che creare connessioni ed inclusione, tende a creare una sovrastruttura che limita la libertà e preclude quel naturale modo esperienziale che si genera giocando.
Per il gioco si impara facendolo, sporcandosi le mani.
La consapevolezza personale (sapere cosa ci piace, cosa ci dà fastidio, cosa vogliamo fare) è fondamentale nel gioco di ruolo, forse più importante di regole o strumenti esterni.
Avere termini di riferimento per spiegarsi sicuramente aiuta, ma gli eccessi in qualsiasi campo rimangono tali, anche se a volte non è facile rendersi conto quando si sta esagerando o delle esatte conseguenze di quello che si declina con un modo di autodefinirsi.
ASR: Anti School Regurgitation
Every game is different.
Every player is unique.
Every group has its own peculiarities.
Play is what you do by bringing these instances together.
You don’t need to rely on gurus or schools of thought.
Focus on the people who are with you around the table.
Listen to each other and value each other.
Figure out together whether the game you are using is the most appropriate tool to concretize what you would like to do.
That’s all.
Come as you are,
as you were,
As I want you to be.
As a friend,
as an old enemy.
Riferimenti:
“ASR Manifesto” è un elaborato di Cristian Sisto “space runner“.

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