un blog sul mondo dei giochi di ruolo, con le sfumature euforiche e disinibite tipiche dell'alcol.

Spesso si dice che la felicità è reale solo se condivisa. È una frase che suona bene, un po’ come il tintinnio di due calici che si toccano prima di un brindisi. Ma, se ci pensate bene, c’è un errore di fondo nella matematica dei sentimenti, o forse è solo colpa della semantica.

“Condividere”, etimologicamente, porta con sé il concetto di dividere con. Prendi una torta, la tagli a fette, la distribuisci, oppure prendi una bottiglia di vino e ne versi il contenuto in due bicchieri (n.d.r. uno per te e uno per il tuo amico immaginario). Alla fine, a te ne rimane meno di quanta ne avevi all’inizio. Certo, hai sfamato gli amici, ma la tua porzione si è ridotta. È una sottrazione celata dietro ad un gesto altruista.

Eppure, quando siamo seduti attorno a un tavolo, con le schede dei personaggi macchiate di unto e matita, e lanciamo in aria una storia, non stiamo dividendo nulla. La mia fantasia non diminuisce se la passo a voi. La mia idea non si dimezza se entra nella vostra testa. Anzi.

Nel nostro mondo di giochi di ruolo, però, c’è chi sembra averlo dimenticato. Siamo ossessionati dal “prodotto”. Dobbiamo sapere tutte le regole della narratologia, dobbiamo realizzare avventure in stile accademico, dobbiamo fare la build perfetta, dobbiamo essere performanti, perfetti, precisi e se dobbiamo andare online dobbiamo anche essere belli e simpatici! Sembra che se non c’è un pubblico, se non c’è una validazione esterna, il gioco non esista.

Per fortuna che questo è il momento in cui ci viene in soccorso Kurt Vonnegut.

In una lettera a degli studenti, per stimolare la loro creatività, non si limitò a dire “siate creativi”. Disse di praticare qualsiasi forma di arte gli potesse venire in mente: musica, ballo, recitazione, scultura, pittura, poesia, alcolismo. Il punto non è farlo per ottenere soldi o fama, ma per sperimentare il divenire.

Siccome siamo in Italia, paese famoso per la pizza, il mandolino e gli analfabeti funzionali, per noi la legge l’intramontabile Sir Ian McKellen nel video che trovate in fondo.

Vonnegut ci invita a cantare sotto la doccia anche se sembriamo gatti strozzati, a ballare in salotto anche se abbiamo la coordinazione di un golem di argilla, a disegnare sgorbi sui sottobicchieri del pub o ad improvvisare un balletto nell’ora di punta della Metro A a Roma.

Perché? Perché è solo sperimentando queste forme, a qualsiasi livello, che scopriamo cosa c’è davvero dentro di noi. È il fare, anche male, che fa crescere l’anima. È il fondamento stesso dell’essere vivi.

Per dimostrarlo, diede agli studenti un compito spiazzante: “Scrivete una poesia di quattro righe, fatela meglio che potete, e poi strappatela e buttatela via nel cestino senza farla leggere a nessuno.”

Ecco, la vera magia sta nel creare qualcosa che magari durerà solo lo spazio di una serata. Quell’avventura improvvisata che non scriverete mai, quel dialogo tra il nano e l’elfo che ha fatto ridere tutti fino alle lacrime ma che non finirà in nessun podcast.

Quando portiamo al tavolo la nostra creatività, “non importa quanto bene o male”, e la lanciamo nel mezzo, succede qualcosa che sfugge alle leggi della termodinamica: le idee si urtano, fermentano e lievitano. Avete presente quando Gizmo si bagna? Non stiamo dividendo.

Stiamo ConMoltiplicando!

La mia idea stupida si somma alla tua intuizione geniale e alla pessima interpretazione dell’altro, e il risultato non è la somma delle parti. È un’esplosione esponenziale di vissuto. È un atto di ribellione contro l’utile. Fare arte per il gusto di farla. Giocare per il gusto di giocare.

Bere per il gusto.

Quindi, la prossima volta che vi sedete a giocare, provate a non pensare a come apparirà da fuori. Fate come dice Vonnegut. Create qualcosa di bellissimo e inutile, qualcosa che esista solo per voi e per i vostri compagni di viaggio in quel preciso istante. Strappate la “poesia” della perfezione e gettatela nel cestino.

Al massimo, se proprio viene male, possiamo sempre dare la colpa all’alcol.

Practice any art, music, singing, dancing, acting, drawing,
painting, sculpting, poetry, fiction, essays, reportage,
no matter how well or badly, not to get money and fame,
but to experience becoming, to find out what’s inside you,
to make your soul grow

Sir Ian McKellen legge una lettera di Kurt Vonnegut agli studenti.

Riferimenti:

Gremlins è un film del 1984 diretto da Joe Dante.

Kurt Vonnegut (Indianapolis, 11 novembre 1922 – New York, 11 aprile 2007) è stato uno scrittore statunitense.

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