un blog sul mondo dei giochi di ruolo, con le sfumature euforiche e disinibite tipiche dell'alcol.

Come molti altri, ho sempre avuto l’istinto di inventare e creare. Erano impulsi viscerali, senza una direzione precisa, ma che si estendevano in molte direzioni, toccando tutto ciò che mi circondava.

Dalla programmazione alla pittura, dalla musica al modellismo, dalla storia alla politica, dall’artigianato ai giochi di ruolo, dalla psicologia all’alcolismo.

Tutto poteva essere argomento di studio e sperimentazione. 

Molto spesso, però, specialmente crescendo, mi sono ritrovato bloccato in processi infiniti dai quali difficilmente riuscivo a liberarmi. Così, lottando, ho cercato di trovare una strada diversa che mi permettesse di non vivere quell’interminabile montagna russa emotiva.

La musica è la voce dei nostri sentimenti, il riflesso delle nostre emozioni, il racconto dei nostri vizi e delle nostre virtù. Attraverso note e melodie, esplora gli amori e le lotte, gli orrori e gli onori della vita quotidiana. Sarebbe interessante trovare, anche per la necessità di perfezione, una musica adatta che ne descriva le gioie e i dolori.

Non credo sia un compito facile, suppongo che non ci sia un’armonia che possa descrivere la perfezione. Vedremo poi se alla fine riuscirò a trovare qualcosa di appropriato.

Ognuno di noi ha il proprio mondo interiore, unico e personale, che si riflette nel modo in cui interagiamo con il mondo esterno. A volte, però, ci troviamo in disaccordo tra ciò che mostriamo al mondo e ciò che realmente proviamo dentro di noi.

Non credo ci sia altro da aggiungere, non parliamo direttamente di solitudine, ma delle aspettative elevate dovute all’educazione e al sociale, della paura del giudizio delle critiche altrui, del desiderio del controllo per evitare l’incertezza e l’insicurezza, della paura del fallimento. 

La stessa paura che ti assale quando pensi che nel frigo non ci siano più birre.

Parliamo dunque di tutte quelle strade che portano ad uno dei migliori posti dove non stare, il “girone dei perfezionisti“.

È uno di quei luoghi dove, spesso, coloro che si esercitano di più diventano maestri nell’arte di rimanere immobili, dove la preparazione diventa l’unico frutto del proprio processo creativo. Un ambiente in cui alcuni si impegnano costantemente a dimostrare il proprio valore attraverso risultati impeccabili o attraverso processi di perfezionamento infiniti. Raramente approdando ad un risultato.

Questo è quello che succede ad alcuni “autori perfezionisti” di giochi. 

Ovviamente lo stesso succede anche a tutta un’altra fetta di genere umano, ma io non posso mica dare da bere a tutti.

Quindi concentriamoci su questi poveretti che si trovano oggi ad affrontare la loro autorialità, magari approdando un po’ ingenuamente su internet.

Ci tengo a precisare che tutt’altra razza sono gli Youtuber, Influencer o come preferite chiamarli voi, che comunque chiameremo da qui in avanti “accademici dell’immagine“.

In realtà, entrambi sembrano non essere al corrente che la perfezione non esiste e rimane irraggiungibile, poiché non c’è nulla che possa considerarsi completamente privo di difetti o che non possa essere migliorato in qualche modo.

Proprio come non c’è un modo per fare qualcosa che sia completamente immune al giudizio degli altri, allo stesso modo non ci sarà mai nulla che possa essere completamente sotto il nostro controllo, così come non ci sarà mai qualcosa che ci terrà completamente lontani dalla paura.

Magari il nostro autore perfezionista, pensando di aver toccato il fondo nel proprio io, giacendo nel sopramenzionato girone, ha deciso stoicamente di reagire esponendosi al pubblico online.

Magari è approdato ad internet pensando di pubblicare il suo gioco di ruolo e scoprire nuove sinergie positive che lo aiutassero a superare quel critico interno sempre vigile che lo tormentava, ed invece piano piano ha scoperto che internet è anch’esso praticamente un gioco di ruolo, tra chi mostra e chi giudica.

Così senza accorgersene internet è diventato il suo nuovo posto più fondo, l’inferno delle persone che giudicano e vengono giudicate dagli altri.

Quindi il nostro povero autore perfezionista, non riesce a trattener salva quella poca spontaneità che gli era rimasta, perché ha ancor più paura di sbagliare, ed è esposto ad un nuovo critico, il pubblico. 

L’artificialità nata per evitare le critiche ha creato ben presto la mancanza di fiducia in quell’anelato pubblico. Li pensava caproni, ed invece… 

Di quanti accademici dell’immagine ci fidiamo realmente? quanti “personaggi” troviamo online che vogliono semplicemente “sconfiggerci” per portarci a divenire dei mansueti “acquirenti” dei loro servigi e prodotti? 

Il nostro portafoglio è il tesoro in fondo al dungeon, e noi siamo i mostri che lo custodiscono.

Proprio vicino a questi accademici nascono le famose “marchette“, quegli ancestrali processi sociali atti ad ossequiare vicendevolmente altri accademici al fine di incrementare il loro status.

Tutti le conoscono, tutti le vedono, ma nessuno né può parlare per paura di essere messo al bando. Le devi fare, le devi ricevere, le devi apprezzare e devi essere riconoscente. Perché un giorno ti potrebbe essere utile… 

Diceva il buon vecchio Don Vito Corleone “Gli amici tieniteli stretti ma i nemici ancora di più. I nemici sono dappertutto Michael anche io potrei essere un tuo nemico.“. 

Con questo potremmo pure metterci una bella pietra tombale sopra, ma uno dei lati positivi di essere un alcolista è che non c’è mai limite che non possa essere superato.

Quindi torniamo agli accademici, quelli che finiscono per vendere la perfezione, che sia del loro prodotto o delle loro opinioni. Perfezione che a quel punto non può che nascondere solo che una ben nutrita superiorità. Nutrita dal tempo di esposizione e dal continuo esercizio.

Lo stesso esercizio degli accademici che popolano Instagram e che patinano la realtà ad ogni selfie.

La perfezione diventa quindi una fissazione di questa idea irreale di legare un’autorialità all’immagine, fissazione che costa non solo in termini di credibilità, ma anche di risorse che vengono messe in campo. Non parlo di denaro, ma di tempo (che se vogliamo coincide col denaro). Quella preziosa risorsa non rinnovabile, fondamentale per l’esistenza e lo sviluppo della vita.

Ma realmente vale la pena, quello sforzo puntuale e continuo per salire di “livello” nella scala della perfezione? Veramente ci aiuta nella realizzazione dei nostri desideri? Coincide veramente con i nostri valori?

A quel povero autore perfezionista, che aveva già paura di essere giudicato, arriva anche la paura e l’ansia di perdere le gratificazioni del riconoscimento degli altri che ha guadagnato con il suo networking online. Ora è nata anche l’esigenza del riconoscimento.

Da li partono tutta una serie di parabole infinite, la fallibilità diventa una fissazione, iniziano atteggiamenti difensivi, si giudica per non essere giudicato, e silenziosamente si comincia ad esercitare una severità contro se stessi e contro gli altri.

Tutto quello che il nostro autore perfezionista deve fare, sarà a questo punto non più frutto del suo processo creativo, ma una costrizione guidata dal dover essere sempre riconosciuto e apprezzato dal suo pubblico.

Ad un certo punto scoprirà che tutto questo è insostenibile e dovrà decidere se ribellarsi o meno da questa sottile dittatura, smettere di avere il terrore che vengano a galla imperfezioni e difetti, e dichiarare apertamente i propri limiti. Oppure soccombere.

Tranquilli, c’è sempre l’alcolismo. Lo dirò tutte le volte che serve. Bere, moderatamente fino a stordirsi, è sempre una soluzione, anche se non ho capito a quale problema…

Le parole assumono sfumature diverse a seconda di chi le pronuncia e di chi le ascolta o legge. Il percorso personale, soprattutto quello creativo, è cruciale. I pensieri affollano la mente del creativo ma spesso non si traducono adeguatamente in momenti creativi, portando a sensazioni di solitudine quando non ci sentiamo apprezzati.

Questo senso di mancato riconoscimento è comune: ci lamentiamo di non essere apprezzati, ma spesso ci aspettiamo che il riconoscimento venga dall’esterno. Cresciamo con l’idea che il merito debba essere riconosciuto da altri, come genitori e insegnanti. Tuttavia, raramente ci viene insegnato fin da piccoli a riconoscere il nostro valore da soli.

Per cambiare questa dinamica, dobbiamo imparare ad apprezzare noi stessi e riconoscere i nostri successi. L’autostima consiste nel dare valore a noi stessi senza aspettare il giudizio esterno. Il risultato è la consapevolezza dei nostri successi e il conseguente orgoglio personale. Spesso, ci ci giudichiamo troppo severamente, impedendo così di sentirci apprezzati.

Quindi autori perfezionisti, prima di dover ricorrere a cure brutali, come cancellarsi dai social, cambiare identità, farsi dare le gocce dallo psichiatra o diventare astemi, pensate un attimo a darvi la possibilità di sbagliare, fallire, fare una bella scorpacciata di cavolate. 

Essere quelli che siete oggi, senza troppi pensieri.

Non comportatevi come coloro che, per eliminare una piccola macchia dal proprio abito, si perdono nell’auto-censura del loro passato online, rischiando di cancellare lavoro, persone e amicizie nel tentativo.

La conoscenza è come un’isola nel vasto mare dell’ignoto.

Più si espande la conoscenza, più l’isola cresce, estendendo le sue coste e aumentando la percezione dell’ignoranza. Questo è il motivo per cui spesso le persone istruite esitano nel formulare giudizi: sono consapevoli delle molte cose che non sanno. Al contrario, chi è ignorante vede solo ciò che è sconosciuto e crede di conoscere tutto.

Io più leggo, più studio, più mi rendo conto di quanto sono ignorante. 

Ogni tanto siate ignoranti anche voi. 

Oppure bevete.

Nel mezzo c’è tutto il resto
E tutto il resto è giorno dopo giorno
E giorno dopo giorno è
E costruire è sapere
Silenziosamente costruire
È potere rinunciare alla perfezione

“Costruire” è un singolo del cantautore italiano Niccolò Fabi, pubblicato nel 2006 nell’album “Novo Mesto”.

Riferimenti:

Immagine anonima presa dal web. Autore sconosciuto.

Don Vito Corleone è un personaggio immaginario del film “Il Padrino” 1972 diretto da Francis Ford Coppola.

“American Fiction” è un film del 2023 scritto e diretto da Cord Jefferson, basato sul romanzo “Cancellazione” (Erasure) di Percival Everett.

2 responses to “LavorAutori”

  1. […] la stessa trappola del perfezionismo di cui parlavo in passato: quando ci si focalizza troppo sul risultato impeccabile, si perde la […]

  2. […] solo a proteggere l’ego di chi si sente importante – e qui fischieranno le orecchie a molti “Master Autori” – mentre ridere ci […]

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