un blog sul mondo dei giochi di ruolo, con le sfumature euforiche e disinibite tipiche dell'alcol.

C’è un vecchio detto tra gli estimatori di Barolo che recita più o meno così: “Non importa quanto sia pregiata la bottiglia che metti in tavola, se la condividi con delle teste di rapa, saprà comunque di tappo”. O forse me lo sono appena inventato dopo il secondo giro di limoncello homemade, ma il concetto resta valido.

Nel nostro hobby passiamo un tempo spropositato a scannarci sui massimi sistemi. OSR contro Trad, narrativo contro simulazionista, dadi contro tarocchi. Spendiamo patrimoni per manuali in versione deluxe e miniature dipinte a mano.

Ma ci dimentichiamo quasi sempre dell’unica “meccanica” che fa davvero girare il motore: le persone.

Recentemente mi sono imbattuto in una riflessione che non arriva da un game master barbuto con anni di esperienza, ma da un signore che di investimenti se ne intende: Warren Buffett. In una sua nota biografica, si legge che il cuore della sua saggezza non risiedeva in equazioni o fortuna, ma nella bontà.

Buffett diceva: “Le persone con cui trascorri il tempo… possono plasmare il tuo futuro. Se sono gentili, oneste e premurose, diventerai più simile a loro… È meglio frequentare persone migliori di te”.

Ora, provate a sostituire la parola “investimento” e metteteci “campagna di gioco”.

Quante volte ci siamo seduti al tavolo con giocatori tossici, solo perché “era l’unico gruppo disponibile” o perché “lui ha tutti i manuali”? Abbiamo tollerato il power player egocentrico, il master sadico frustrato dalla vita, o quello che passa la serata a scrollare Instagram mentre il tuo personaggio sta morendo dissanguato, tutto in nome del sacro atto del Giocare.

La verità, che spesso anneghiamo in un boccale di birra scadente per non affrontarla, è che un regolamento mediocre giocato con persone straordinarie produrrà spesso un’esperienza memorabile. Al contrario, il miglior sistema del mondo, giocato con persone grette, egoiste o semplicemente incompatibili con noi, sarà probabilmente un’agonia lenta e dolorosa.

Buffett suggerisce di circondarsi di persone “migliori di noi”. Nel gioco di ruolo, questo non significa cercare chi conosce a memoria la tabella dei tiri per colpire. Significa sedersi con chi è più generoso nel dare spazio agli altri, chi è più attento alla narrazione condivisa, chi sa ascoltare. Persone che portano “gentilezza” e “cura” al tavolo, invece di “rabbia” o “rancore”.

Se il vostro tavolo vi lascia esausti, nervosi o con la sensazione di aver lavorato invece che giocato, forse il problema non è l’edizione di D&D che state usando.

Forse il problema è il capitale umano.

Scegliete i vostri compagni di viaggio con la stessa cura con cui scegliereste un whisky invecchiato 18 anni. Perché alla fine della serata, quando i dadi smettono di rotolare, quello che vi rimane addosso non è il risultato numerico, ma l’emozione di aver condiviso un pezzo di vita (immaginaria e non) con qualcuno che ne valeva la pena.

Se poi siete convinti che non c’è nessuno migliore di voi con cui vale la pena condividere qualcosa, allora avete un buon motivo per smettere di bere.

We’re just two lost souls Swimming in a fish bowl
Year after year Running over the same old ground
What have we found?
The same old fears

Wish you were here

“Wish You Were Here” è la title track dell’album del 1975 dei Pink Floyd.

Riferimenti:

Dogs Playing Poker (Cani che giocano a poker), di Cassius Marcellus Coolidge, si riferisce collettivamente a un dipinto del 1894, a una serie di sedici dipinti a olio del 1903 commissionati da Brown & Bigelow per pubblicizzare i sigari, e a un dipinto del 1910.

Il capitale umano è un film del 2013 diretto da Paolo Virzì. Liberamente ispirato al romanzo omonimo di Stephen Amidon.

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