Perché la vostra mappa deve mentire.
Quella del titolo è una locuzione latina che significa “qui ci sono i draghi” e veniva usata nelle antiche mappe per indicare territori inesplorati, pericolosi o sconosciuti, un avvertimento per i viaggiatori.
L’atmosfera della Carta Marina di Olao Magno (1539), sospesa tra l’esplorazione geografica, il folklore nordico e il terrore dei mostri marini, è famosa per i suoi dettagli fantastici: vortici (il Maelstrom), balene giganti che sembrano isole e serpenti marini.
Potete guardare qui la versione ad altissima definizione.
Ora guardate i giocatori.
Hanno lo sguardo vitreo di chi sta fissando un GPS. Chiedono al Master con voce tremante: “Quanto dista la Torre Nera?”. Il Master, zelante come un impiegato del catasto, risponde: “Tre giorni di cammino a passo normale, 72 miglia, nessun terreno difficile”.
Che noia. Che tristezza.
Avete trasformato l’avventura in un tragitto Uber con le indicazioni di Google Maps quando non riesce a stabilire con quale pronome chiamarsi.
Se c’è una cosa che ho imparato versando vino su vecchie pergamene, è che abbiamo perso l’arte di perderci.
Come scrivevo parlando del Viaggiare, oggi siamo ossessionati dal Fast Travel. Vogliamo saltare la parte noiosa (il cammino) per arrivare subito alla parte “divertente” (il combattimento). Ma così facendo, riduciamo il mondo di gioco a una serie di stanze scollegate, come livelli di un brutto videogioco.
Per capire come risolvere questo disastro, dobbiamo fare un salto indietro. Precisamente al 1539, a Venezia, dove un esule svedese di nome Olao Magno stava facendo incidere su legno un capolavoro di follia e meraviglia: la Carta Marina.
Dimenticate Google Maps. Dimenticate le mappe quadrettate e perfette di D&D (molto meglio quelle esagonali!). La Carta Marina non serviva a dire “Tu sei qui”. Serviva a dire “Se vai qui, probabilmente morirai male”.
È un tappeto di xilografia denso, affetto da un horror vacui meraviglioso. Non c’è un centimetro di mare vuoto.
Laddove oggi metteremmo un triste azzurro uniforme, Olao ci ha piazzato l’impossibile: serpenti marini che stritolano navi come fossero grissini, balene che sembrano isole (guai ad accenderci un fuoco sopra!), vortici che inghiottono il futuro e il Rosmarus (un tricheco, ma disegnato da chi ne ha sentito parlare da suo cugino dopo tre litri di idromele) che dorme appeso alle scogliere con le zanne.
Questa è una mappa!
Nelle mie riflessioni alcolemiche sulle Mappe, dicevo che una cartina non è il territorio, è una promessa. La Carta Marina è la promessa suprema. Non ti dice solo dove sono le città, ti racconta cosa succede tra una città e l’altra. Ti mostra sciatori che cacciano (sì, ci sono gli sciatori nel 1539!), gente che munge renne, battaglie navali e mostri che ti guardano con l’acquolina in bocca.
Ecco cosa manca ai nostri tavoli: l’imprecisione terrificante.
Quando date una mappa ai vostri giocatori, non dategli un rilevamento satellitare. Dategli la Carta Marina del vostro mondo.
Una mappa disegnata “per sentito dire”. Una mappa dove le distanze sono sbagliate perché il cartografo aveva paura di andare oltre la collina. Una mappa dove c’è disegnato un drago non perché lì ci sia davvero un drago, ma perché un pescatore ubriaco ha giurato di aver visto qualcosa di grosso.
Il gioco di ruolo non deve essere un esercizio di logistica. Non siamo qui per calcolare razioni e chilometri. Siamo qui per guardare un pezzo di carta ingiallita, indicare un punto dove c’è disegnato un vortice che inghiotte una nave e dire: “Andiamo lì”.
La Carta Marina ci insegna che il mondo è grande, spaventoso e pieno di cose che non capiamo. Ci insegna che il viaggio non è il tempo morto tra due dungeon, ma è il dungeon stesso. Se la vostra mappa è precisa, i giocatori si sentiranno al sicuro. Se la vostra mappa mente, o esagera, o ti avverte che “Qui ci sono i Leoni”, i giocatori terranno la mano sull’elsa della spada per tutto il tempo senza la necessità di usare tecniche di suspence alla Hitchcock rischiando di fare cattivo uso del metagame.
Quindi, strappate quelle mappe a griglia perfette. Prendete un foglio bianco, disegnateci una costa frastagliata a caso e riempite il mare di mostri che non avete intenzione di usare, ma che serviranno a far tremare le gambe ai vostri Eroi.
Perché, come ci insegna Olao Magno, un mare senza mostri è solo una grande pozzanghera salata.
E nessuno scrive ballate sulle pozzanghere ne tantomeno ci distilla del buon Brandy!
Salute.
Spirit-bird
Gave me wings
White raven
Gave me foresight
Chanting-crow
Gave me the song
White wings
Follows me
Riferimenti:
La Carta marina, nome completo “Carta Marina et descriptio septemtrionalium terrarum ac mirabilium rerum in eis contentarum, diligentissime elaborata anno 1539 Veneciis liberalitate Reverendissimi Domini Ieronimi Quirini“, è una mappa geografica marina creata nel XVI secolo dall’ecclesiastico svedese Olao Magno.

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